Alimentazione · 4 min di lettura ·
Fame a metà mattina, crollo dopo pranzo, pancia che cresce con il peso fermo. Sono segnali che puoi leggere adesso, e su cui puoi lavorare da stasera.
Se hai 30 secondi
- 1Tre segnali precoci: fame a metà mattina, sonno dopo pranzo, girovita che cresce con il peso fermo.
- 2La leva più forte è il muscolo: aerobico e pesi, mai due giorni di fila senza muoverti.
- 3Poi sette o otto ore di sonno, e i pasti a tavola senza schermo.
I sintomi dell'insulino-resistenza, quando le cellule rispondono male all'insulina, sono fame a metà mattina, sonno pesante dopo pranzo, voglia di dolce e girovita che cresce con il peso fermo. Arrivano anni prima che la glicemia esca dai valori normali.
Call alle otto, pranzo davanti al computer, alle tre leggi la stessa riga tre volte. Lo vedo spesso nelle persone che seguo: gli esami tornano buoni e il corpo dice un'altra cosa.
Insulino-resistenza: quali sono i sintomi?
Contano messi insieme: ognuno da solo può avere altre spiegazioni.
- Fame e dolce. Un'ora dopo un piatto di pasta hai più fame di prima, e a metà pomeriggio cerchi lo zucchero.
- Il crollo dopo pranzo. Torni alla scrivania e la testa si spegne.
- La pancia che cresce con il peso fermo. Ha un nome: normopeso metabolicamente obeso.
Come si capisce se c'è, e quali esami la vedono?
Dai segnali, dalle misure e dagli esami, letti insieme dal medico. La glicemia da sola arriva tardi: il pancreas compensa con più insulina e il valore resta nei limiti per anni.
Dieci, vent'anni di anticipo. Può precedere il diabete di tipo 2 anche di vent'anni, e con l'età tende a peggiorare: la stessa insulina ottiene meno effetto. Per questo conviene guardarla a cinquanta, quando non si vede ancora niente.
Cosa si guarda. Glicemia e insulina a digiuno, emoglobina glicata, trigliceridi e colesterolo buono, più il girovita, di cui parlo nell'articolo sulla pancia dopo i 40. Nessun numero preso da solo è un verdetto.
Più il muscolo è sensibile, più lo zucchero del pasto finisce dove serve.
Cosa fare per l'insulino-resistenza, dal movimento alla tavola
Il muscolo prima di tutto. Dopo un pasto il muscolo è il primo posto dove lo zucchero va: se il muscolo è sensibile entra lì, se c'è resistenza finisce nel grasso, che lo manda al fegato. In un confronto, aerobico più pesi tre volte a settimana, quarantacinque minuti per parte, hanno battuto ognuno dei due da solo.
La regolarità batte l'intensità. Una settimana di aerobico migliora già la sensibilità, a vent'anni e a settanta. E basta poco a perderla: sette giorni quasi immobili hanno fatto salire del 53% l'insulina necessaria a un carico di zucchero. Mai due giorni di fila senza muoverti.
Mangia a tavola, senza schermo. In un gruppo seguito per anni, chi mangiava di fretta davanti al computer ha sviluppato insulino-resistenza nel 12,5% dei casi, contro l'1,2% di chi mangiava con calma.
Guarda l'insulina, non solo lo zucchero. C'è una scala che misura quanta insulina alza ogni cibo, col pane bianco a cento: patate 121, yogurt 115, pasta 40, uova 31. I dolci da pasticceria la alzano molto più della glicemia. E tieni l'ordine del piatto, verdure e proteine prima dei carboidrati, come scrivo nell'articolo sul picco glicemico.
Le notti. Sette o otto ore sono la fascia in cui il rischio è più basso, e ogni ora in meno lo alza del 9%. Cinque notti corte di fila hanno abbassato la sensibilità all'insulina del 29%.
L'errore che fanno quasi tutti. Togliere pane e pasta e lasciare il resto: notti da cinque ore, pranzi di corsa, settimane senza allenarsi. L'insulina da sola non decide il peso: contano quanto mangi e quanto ti muovi.
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Gli esami sono nella norma, ma a metà pomeriggio crolli e la pancia è cresciuta. Da dove parti?
Comincia da una cosa questa settimana: il pranzo a tavola, o i pesi.


