Mente · 4 min di lettura ·
Giornata dura, torni a casa e apri la dispensa. La volontà c'entra poco, e si può fare altro.
Se hai 30 secondi
- 1La fame nervosa della sera è una richiesta di sollievo dopo una giornata dura.
- 2La preparano lo stress, il pranzo saltato, il sonno corto e la dispensa piena.
- 3Si lavora sulla casa e su un'alternativa già decisa, senza gare di resistenza.
Le dieci di sera. Hai cenato, dopo una giornata di quelle: due riunioni storte, un cliente che non paga. Ti alzi dal divano e apri la dispensa. Dieci minuti dopo il pacco di biscotti è a metà, e non sapresti dire che sapore avevano.
Poi arriva il pensiero: non ho forza di volontà. Lo sento dire spesso dalle persone che seguo. A cercare i biscotti era la testa, che voleva un modo per staccare.
Come la riconosci
Dalla fame vera si distingue bene.
- Arriva di colpo. La fame vera cresce piano e sa aspettare. Questa vuole tutto subito.
- Vuole una cosa precisa. Alla fame vera va bene un uovo con le verdure. Questa chiede biscotti, patatine, cioccolato.
- Parte dalla testa. È un pensiero che insiste, mentre lo stomaco tace.
- Non si ferma a stomaco pieno. Finisci il pacco senza gustarlo, poi arriva il senso di colpa.
Perché succede proprio la sera
Si sommano tre cose, e nessuna dice qualcosa sul tuo carattere.
Lo stress chiede zuccheri. Dopo una giornata sotto pressione il cortisolo, l'ormone dello stress, è ancora alto: aumenta l'appetito, soprattutto di dolci, e abbassa la serotonina, con cui il cervello si calma. I carboidrati la fanno risalire, le proteine no. Per questo la mano va sui biscotti e mai sul petto di pollo.
Il cervello ha imparato la strada. Stanchezza, dispensa, sollievo. Il cervello registra: funziona, rifallo. I cibi confezionati la spianano: zucchero, grassi e sale dosati insieme per dare il massimo piacere. Col tempo il gesto parte da solo: bastano il divano e l'ora.
La giornata l'ha preparata. Se a pranzo hai preso un caffè e due cracker, la sera l'ormone della fame è alto, e dopo cena hai ancora voglia di sgranocchiare. Dopo una notte corta va peggio: il giorno dopo il corpo cerca più carboidrati.
Alla dispensa chiedi quello che la giornata non ti ha dato.
Cosa fare al suo posto
Resistere davanti allo scaffale aperto è una gara persa. Ti servono meno tentazioni e un altro modo per staccare.
In casa non entra. Il cibo da divano resta al supermercato: se non è in casa, non lo mangi. Quello che c'è già va in alto, chiuso, fuori vista. Ogni secondo in più fra te e il pacco abbassa la probabilità che tu lo apra.
Cambia la ricompensa. Togliere e basta di solito fallisce, perché il bisogno resta. Tieni pronto qualcosa che dia comunque piacere: yogurt bianco con le noci, un frutto con qualche mandorla, un uovo sodo se vuoi il salato.
Cinque minuti e una domanda. Quando parte la voglia, aspetta cinque minuti e chiediti: di cosa ho bisogno adesso? Riposo, sfogo, compagnia, la pausa che oggi è mancata. Anche se poi mangi, hai rotto l'automatismo.
Un altro modo per scendere. Il sollievo che cerchi è un calo di tensione, e il corpo lo sa fare senza cibo. Due inspiri dal naso, il secondo corto, e una lunga espirazione dalla bocca, da una a tre volte. Oppure dieci minuti a piedi dopo cena. Scegli adesso, a mente fredda: una risposta già decisa parte da sola.
Cena completa, carboidrati compresi. Proteine, verdure e una porzione normale di riso, patate o pane: la serotonina sale a tavola, prima del divano.
Prova subito
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Mettiti alla prova
Sono le dieci, hai cenato e ti ritrovi davanti alla dispensa aperta. Cosa fai?
Parti da una cosa sola, la più facile: la spesa. E davanti alla dispensa trattati come tratteresti un collaboratore bravo dopo una giornata così: con una proposta migliore dei biscotti.
